domenica 21 giugno 2009

Eternal Sunshine of the Spotless Mind


Com'è felice il destino dell'inconsapevole vestale...


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Dimentica del mondo...


E dal mondo dimenticata...




Infinita letizia della mente candida.



Accettata ogni preghiera e abbandonato ogni desiderio...



(Alexander Pope, Eloisa ad Abelardo)

giovedì 18 giugno 2009

Introduzione

Il termine "paradosso" deriva dal greco paradoxon, composto da parà (contro) e doxa (opinione). In antichità il paradosso si identificava con l'affermazione insolita, non conforme all'opinione comune. Con lo scorrere del tempo la storia caricò il termine di significati quali "assurdo" o "logicamente impossibile" o "contraddittorio". Oggi intendiamo il paradosso come un argomento sorprendente, poco credibile ma molto probabile, o poco probabile ma molto credibile. È dunque necessario restringere la sua accezione. Un paradosso è «una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile». Il paradosso risulta perciò incredibile, stupefacente. I paradossi sono angoli oscuri inesplorati dalla nostra fallace conoscenza. Spesso i paradossi sono dovuti a una visione incompleta della realtà o a preconcetti a cui la tradizione ci ha ancorato senza nemmeno che ce ne accorgessimo. I paradossi hanno giocato un ruolo drammatico nella storia intellettuale, spesso anticipando rivoluzionari sviluppi nella scienza, nella matematica e nella logica. «Di tutti i caratteri dei paradossi, il più interessante è la loro capacità, talvolta, di essere molto meno inutili di quanto non sembrino». Nel suo saggio "C'era una volta un paradosso", Piergiorgio Odifreddi ricorda che componendosi un argomento di premesse, ragionamento e conclusione, è possibile dividere i paradossi in tre categorie principali:

  • «Un paradosso è logico, o negativo, se riduce all'assurdo le premesse su cui si basa. L'attributo "negativo" non è da intendersi in senso denigratorio. Significa soltanto che l'argomento mostra l'inaccettabilità di assunzioni apparentemente innocue, e spesso implicite. E stimola una rifondazione delle aree del sapere che su di esse, consciamente o inconsciamente, si fondano».
  • «Un paradosso è retorico, o nullo, se si limita ad esibire la sottigliezza di un ragionamento, o ad esaltare l'abilità di chi lo produce. Usato didatticamente o letterariamente, l'artificio può anche essere efficace. Ma come metodo filosofico rischia di ridurre la cultura al sofismo, e per questo fu severamente criticato da Platone nel Gorgia».
  • «Un paradosso è ontologico, o positivo, se attraverso un ragionamento inusuale rafforza le conclusioni a cui arriva. A questo si riferiva Schopenhauer, quando diceva che «la verità nasce come paradosso e muore come ovvietà». O Quine quando notava che «quello che per uno è contradditorio, per un altro diventa paradossale, e per un altro ancora banale». Quanto ai modi, sono anch'essi molteplici. Oltre al ragionamento formale, nudo e crudo, alcuni paludamenti e figure letterarie si prestano particolarmente bene all'esposizione di argomenti paradossali. Ad esempio, l'enfasi di un'iperbole, quale: "Tutto è paradosso"».


Una volta classificati i tipi e i modi dei paradossi, ci si può domandare che farne. Tutto dipende dall'atteggiamento con cui essi sono considerati, che può andare dal tragico all'umoristico, dal rifiuto all'accettazione. Mentre Aristotele e Russell (formulatore di una delle più celebri antinomie della storia del pensiero logico e matematico del '900) hanno aborrito il paradosso come la natura il vuoto, pensatori come Hegel lo hanno reso parte integrante della loro filosofia. E mentre Kierkegaard si è spinto oltre i limiti della ragione facendo presa su premesse indimostrabili, Kant ha usato il paradosso per farsi beffe di chi credeva di credere mentre si illudeva di pensare. Scrittori come Kafka e Pirandello hanno costruito opere letterarie su girandole di situazioni paradossali. Dove artisti come Brunelleschi hanno fuggito il paradosso cercando regole prospettiche, altri, come Mondrian, hanno cercato la vera visone del reale oltrepassando la realtà percettiva e illusoria dei sensi, sforando in ciò che noi definiremmo irreale. Olbers ha gettato nel buio il sistema cosmologico del suo tempo partendo da un fatto paradossale facilmente osservabile nella vita di tutti i giorni.

Tre volte nel percorso dell'umanità i paradossi furono al centro dell'indagine scientifica. I nomi con cui vennero chiamati di volta in volta riflettono di per sé gli atteggiamenti che si tennero nei loro confronti. Gli antichi greci li chiamarono paralogismi, i medioevali insolubilia, i moderni antinomie o, per l'appunto, paradossi. Dalla loro definizione quali umili errori logici, ragionamenti scorretti, i paradossi divennero dilemmi, misteri insolubili pronti a far battere il capo a qualunque scienziato, per poi essere rivalutati infine come affermazioni contrarie all'opinione corrente, tesi insolite, spesso tali a causa di una visione troppo limitata. Essi oggi, valorizzati come indizi, noccioli di verità sconosciute, spingono all'indagine e alla scoperta del divario tra tradizione e logica, rendendo a volte necessaria la dolorosa revisione delle credenze o di una logica che ci eravamo convinti fosse tale. «Alla luce dei nuovi concetti introdotti per risolverli, i vecchi paradossi non solo cessano di essere tali, ma si trasformano addirittura in nuovi teoremi o definizioni, e appaiono finalmente come pure e semplici verità».

lunedì 8 giugno 2009

Disegni durante l'ora di storia dell'arte?

L'occhio del mostro é un cuore che occupa tutta la sua testa. É irto di punte uscite dallo stesso cuore che non é più colorato, ma bianco nero. Il cuore colorato con le ali invece ha già una punta di cuore non colorata, presentimento di quello che accadrà. L'unica in grado di colorarlo non si é preoccupata di farlo e il cuore una volta svuotato del colore é si rimasto, ma si é trasformato. Ora ha apparenze mostruose, vuole distruggere, odia se stesso per essere fatto della stessa cosa che lo ha generato, e prima di essere colorato ora deve anche essere fatto tornare alla sua forma originaria. Ha fauci dentate per cercare qualche cosa che possa sfamare la sua sete, di vendetta, di amore, di sentimenti che possano farlo vivere. Appare pericoloso e totalmente diverso. É come una metamorfosi. É infinitamente complicato, tende a rifiutare ciò che vuole se questo non gli é servito come vuole. Anche se questo lo porta a una devastante lotta interiore, sa che é l'unico modo per sfamarsi e tornare al colore. Colore che se prima veniva dalla fiducia, ora deve venire da chi ha fatto perdere questa fiducia. Le sembianze bestiali del mostro sono solo un mezzo, difficile da sostenere, per arrivare allo scopo che da sempre persegue. In bilico tra sogno e illusione, lo scopo non é impossibile, ma deve aspettare che anche altri esseri subiscano metamorfosi. Tuttavia queste sembianze non sono false, solo il risultato di un punto di vista differente da cui osservare il medesimo essere. Freddo solo per mancanza di colore, ha il calore e l'energia che lo contraddistinguono al suo interno. Latenti in attesa di poter tornare a brillare, esse si manifestano attraverso le altre sfere emotive. Spinoso e difficile da avvicinare, ogni sua punta costerà a chi le ha fatte spuntare il sangue che a lui é costato quando la punta é cresciuta. Tutta la struttura nasce da un cerchio, ed é fatta di curve, mai di angoli. Il suo occhio é grande, vede più di quanto lasci intendere, sia perché non ne sente la necessità, sia perché questo lo facilita. Spesso solo se gli si chiede espressamente una cosa la dice. Non gli basta capire una cosa, vuole anche togliersi la soddisfazione di una conferma diretta. Amarlo essendo amati da lui significa ottenere amore, gentilezza, comprensione, aiuto, sostegno, allegria, felicità. Se annusa invece indifferenza o non si sente in primo piano, non riesce a sopportarlo e iniziano i problemi. Non é gelosia: ama e ha fiducia. É timore ma soppratutto rabbia di non essere considerato per ciò che é. É fatto di scontri nel suo volere, di improvvisi mutamenti; nel locale é imprevedibile anche a se stesso. E anche nel globale deve essere conosciuto profondamente per essere previsto. Questi scontri, contraddizioni sono tuttavia allarme di dolore, di ferite che continuano a sanguinare più che di incoerenza interiore. Egli pensa razionalmente l'irrazionalità. É spietato nella sua logica, non nel suo modo di agire: é pronto a perdonare finché la sua pazienza non cede. E ha molta forza e pazienza, tanto da sembrare poco reattivo. Ma come ogni buon paziente, accumula e accumula e poi esplode di colpo. E per fortuna questo esplodere, per quanto drastico, dura poco. Poi ritorna calmo, e paziente. Molti degli aspetti del mostro sono in effetti riflessi nelle sue sembianze. Esso é incostante, contrastato, tra picchi e abissi che si susseguono continuamente. Se Epicuro vedeva nella pace e assenza di infelicità l'andamento di una retta, il mostro nemmeno si pone il problema della linea, perché la sua vita non si basa sulla convenienza, né sull'assenza di infelicità. Egli cerca felicità, e sa che questo lo rende esposto anche all'infelicità. Si tratta di vivere la felicità e prendere con filosofia il suo opposto, senza tuttavia smettere di lottare contro di esso, nè senza mai sfociare nel male. É cercando di raggiungere l'impossibile che si fanno grandi cose possibili. Chi si é sempre limitato alla ristrettezza di ciò che credeva possibile non ha mai raggiunto gli stessi livelli. Non é mirando all'assenza di felicità tanto quanto di infelicità, di gioia quanto di dolore, di bene quanto di male, che si raggiunge il grado massimo delle proprie potenzialità. É anzi mirando oltre quello stesso limite che il grado massimo può essere raggiunto. Lucrezio seguiva l'epicureismo: fu tanto felice che morì suicida. Quanti uomini prima del successo avrebbero mai pensato che l'uomo potesse approdare sulla luna? Se tutti avessero creduto che fosse impossibile e si fossero limitati, mai nessuno sarebbe arrivato tanto in alto. Il mostro non smetterà mai di sperare e di lottare. Che qualcuno abbia il coraggio ora di dire che quel mostro è pessimista!